EMANGIOMI

LOCALIZZAZIONE
Gli emangiomi si localizzano con maggiore frequenza nel distretto cranio-facciale, dove possono interessare la cute del viso, il cuoio capelluto oppure la mucosa nasale e oro-faringea. Tuttavia qualsiasi regione corporea può essere colpita: la parete toraco-addominale, le aree genitali, gli arti superiori e inferiori.
Gli emangiomi sono usualmente isolati, ma nel 20% circa dei neonati si osservano localizzazioni cutanee multiple: tale condizione è definita emangiomatosi neonatale benigna.
Solo in rari casi gli emangiomi cutanei, soprattutto se presenti in numero cospicuo, si associano a localizzazioni viscerali che più spesso interessano il fegato e talora l’intestino, il polmone o il cervello: si tratta dell’emangiomatosi neonatale disseminata.
Un’attenzione particolare meritano gli emangiomi cutanei localizzati nella cosiddetta "beard area" (costituita dalle regioni cervicale, mandibolare, mentoniera e labiale inferiore), in quanto si associano frequentemente a emangiomi delle alte vie aeree e in particolare della laringe: in tali casi si parla di emangiomi cutaneo-laringei.

QUADRO CLINICO
Gli emangiomi si presentano tipicamente come chiazze o tumefazioni cutanee a margini irregolari e ben demarcati, di colorito dal roseo al rosso purpureo o violaceo. Le dimensioni sono estremamente variabili: si osservano forme nodulari di pochi millimetri di diametro e forme giganti che possono raggiungere un’estensione di molte decine di centimetri.
Si possono schematicamente distinguere tre tipologie, a seconda delle modalità di crescita rispetto ai tessuti circostanti. Le forme tuberose, che sono di più frequente osservazione, manifestano una crescita in rilievo rispetto al piano cutaneo e appaiono come masse vegetanti di morfologia variabile, a superficie liscia o mammellonata, di colorito rosso intenso. Le forme sottocutanee, meno frequenti, sono caratterizzate da uno sviluppo prevalentemente ipodermico e si presentano come noduli o masse di colorito roseo chiaro. Le forme miste presentano sia una componente ipodermica che una componente tuberosa superficiale.
La consistenza è tipicamente teso-elastica e la compressione produce temporaneamente una caratteristica riduzione dell’intensità cromatica. Durante la fase proliferativa è possibile nelle forme più estese avvertire un fremito alla palpazione o un lieve soffio all’ascoltazione.

STORIA NATURALE
Gli emangiomi sono neoplasie endoteliali benigne che si manifestano generalmente nelle prime settimane successive alla nascita, presentano una fase di rapido accrescimento fino ai 9-12 mesi di vita (fase evolutiva) e subiscono infine una graduale regressione nell’arco di 5-8 anni (fase involutiva).
La storia naturale dell’emangiomatosi neonatale benigna è sovrapponibile a quella degli emangiomi isolati, con un’involuzione spontanea di tutti gli emangiomi presenti.
La regressione di un emangioma avviene usualmente con una completa restitutio ad integrum ma in un numero di casi variabile dal 20% al 40%, prevalentemente nelle forme tuberose, si osserva la guarigione con reliquati costituiti da cicatrici distrofiche e/o discromiche: tale rischio è direttamente proporzionale alle dimensioni dell’emangioma ed è più elevato nelle localizzazioni alle labbra, alla piramide nasale e ai padiglioni auricolari.

COMPLICAZIONI
A dispetto della loro natura benigna, in alcuni casi gli emangiomi possono presentare complicazioni di gravità variabile.
Le ulcerazioni sono causate da fenomeni di necrosi cutanea nella massa tumorale e costituiscono la complicanza più frequente. Sono favorite da una rapido accrescimento dell’emangioma e sono tipiche delle localizzazioni alle mucose (regione orale o ano-genitale).
Le emorragie sono estremamente rare ma si osservano con una certa frequenza in presenza di ulcerazioni. Possono essere molto cospicue e allarmare seriamente i familiari dei piccoli pazienti, ma sono generalmente controllabili con un'adeguata compressione locale.
Le infezioni sono anch’esse una possibile conseguenza di un’ulcerazione che favorisca la penetrazione di germi nei tessuti sottocutanei, causando celluliti e osteomieliti croniche che talora possono condurre a gravi setticemie.
Alcune complicanze degli emangiomi sono legate alla localizzazione in prossimità di organi vitali, organi sensoriali o strutture anatomiche con importanti funzioni fisiologiche.
Gli emangiomi periorbitali, soprattutto nelle localizzazioni alla palpebra superiore, possono condurre a gravi disturbi della vista quali astigmatismo, miopia, ptosi, strabismo e ambliopia.
Gli emangiomi della regione temporo-auricolare possono occludere il condotto uditivo esterno causando disturbi dell’udito come l’ipoacusia meccanica con possibile ritardo nello sviluppo del linguaggio.
Gli emangiomi del cavo orale o della faringe possono provocare disturbi dell’alimentazione, così come gli emangiomi delle cavità nasali possono indurre disturbi della respirazione di variabile gravità.
Negli emangiomi cutaneo-laringei la proliferazione della massa tumorale può causare la progressiva ostruzione delle vie aeree con gravi quadri di insufficienza respiratoria che si manifestano con stridore in-espiratorio particolarmente evidente durante l'allattamento e il pianto, dispnea ingravescente e cianosi.
Gli emangiomi viscerali subiscono un processo involutivo analogo a quello delle forme cutanee, ma nel corso della fase proliferativa possono verificarsi disturbi gastro-enterici di variabile gravità come sindromi da malassorbimento, ittero ostruttivo o emorragie digestive.
In rari casi, soprattutto in emangiomi di grandi dimensioni, si può manifestare la cosiddetta sindrome di Kasabach-Merritt, caratterizzata da gravi alterazioni ematologiche con trombocitopenia, anemia emolitica e coagulopatia.

DIAGNOSI
La diagnosi di emangioma è principalmente clinica, basandosi sulle caratteristiche morfologiche e soprattutto sulla storia naturale della lesione (comparsa post-natale e rapido accrescimento). A tal fine sono di grande ausilio l’osservazione periodica e le documentazioni fotografiche.
L’ecocolordoppler può essere utile per confermare la diagnosi di natura della lesione, evidenziando caratteristiche micro-fistole artero-venose, per definire le dimensioni e lo sviluppo in profondità della massa e soprattutto per monitorare l’evoluzione dell’emangioma durante la fase proliferativa. Inoltre uno screening ecografico addominale è indicato per la ricerca di eventuali localizzazioni viscerali, soprattutto in presenza di emangiomi multipli.
Solo in casi eccezionali, qualora il quadro clinico ed ecografico pongano dubbi nella diagnosi differenziale con altre neoplasie (rabdomiosarcoma, fibrosarcoma, neuroblastoma, ecc.) possono trovare indicazioni ulteriori accertamenti quali la tomografia computerizzata (TC), la risonanza magnetica (RM) o una biopsia.
In presenza di emangiomi della regione cervicale e mandibolare è consigliabile una laringoscopia per la ricerca di eventuali localizzazioni laringee.

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MALFORMAZIONI VENOSE

LOCALIZZAZIONE
Le malformazioni venose (MV) sono praticamente ubiquitarie. Si localizzano con maggiore frequenza al capo (soprattutto alla lingua, alle labbra, alla regione fronto-orbitaria e temporo-mandibolare) e agli arti superiori e inferiori. Tuttavia possono interessare anche il torace, l’addome e i genitali.

QUADRO CLINICO
Il quadro clinico delle malformazioni venose è estremamente variabile in relazione alla sede, alla profondità, all’estensione e alle anomalie anatomo-funzionali presenti, in base alle quali si distinguono forme semplici e complesse.
Le MV semplici (anche dette extra-tronculari) sono caratterizzate dalla presenza nella regione colpita di vene anomale abnormemente dilatate.
Le forme sottocutanee sono le più frequenti sia nelle localizzazioni agli arti che in quelle toraco-addominali o cranio-facciali e si evidenziano come ectasie venose superficiali di colorito bluastro e dimensioni variabili., facilmente collassabili alla compressione e caratteristicamente espansibili in posizione declive. Alla palpazione si apprezzano talora piccoli noduli di consistenza dura, espressione di fenomeni trombotici, detti fleboliti.
Le forme intramuscolari sono meno frequenti ma più insidiose in quanto l’assenza di alterazioni cutanee le rende meno evidenti a un esame clinico superficiale. Si presentano come masse di consistenza molle-elastica situate in profondità tra i fasci di grossi ventri muscolari, quali il quadricipite femorale o il bicipite brachiale. Quando sono di piccole dimensioni solo un’attenta osservazione evidenzia l’asimmetria dell’arto colpito rispetto al controlaterale, soprattutto in posizione declive. Il dolore in corso di intensa attività motoria è un sintomo frequente.
Le forme intraarticolari sono alquanto rare e molto difficili da diagnosticare clinicamente: si presentano come tumefazioni di un’articolazione e colpiscono più spesso il ginocchio. Sintomi tipici sono la limitazione funzionale e il dolore nei movimenti articolari, che possono simulare un’artrite.
Le MV complesse (anche dette tronculari) sono costituite da varie alterazioni strutturali dei principali assi venosi degli arti superiori o inferiori. Si associano con una certa frequenza ad anomalie di sviluppo scheletrico, con ipotrofia o ipertrofia dell’arto interessato.
Le forme con ipo-aplasia sono caratterizzate dal mancato o incompleto sviluppo (agenesia o ipoplasia) di uno o più segmenti del sistema venoso profondo di un arto. Una delle anomalie più frequenti è rappresentata dall’agenesia dal tratto popliteo-femorale o femoro-iliaco dell’arto inferiore. Queste forme si evidenziano clinicamente per la presenza di edema da stasi, accentuato dalla posizione eretta e da sforzi fisici. Talora sono visibili circoli collaterali caratterizzati da vene sottocutanee particolarmente turgide e serpiginose.
Le forme con incontinenza valvolare sono prodotte da alterazioni congenite con disfunzione delle valvole venose, che si riscontrano più spesso nella vena femorale o nella vena ipogastrica. Si manifestano clinicamente con la comparsa di varici secondarie, edema e dermatiti nell’arto interessato.
Le forme con vene embrionarie sono caratterizzate dall’anomala persistenza dopo la nascita di collettori venosi dell’arto inferiore che normalmente regrediscono durante la vita embrionale, come la vena ischiatica e la vena marginale. Si presentano clinicamente come tronchi venosi sottocutanei di grosso calibro, a decorso tortuoso e irregolare, sulla superficie laterale di un arto inferiore (vena marginale) o sulla superficie posteriore della coscia (vena ischiatica). Anche in queste forme è frequente l’osservazione di edema e dermatite da stasi.

STORIA NATURALE
Le malformazioni venose costituiscono le anomalie vascolari più diffuse nella popolazione. Generalmente sono evidenti fin dalla nascita ma a volte si manifestano tardivamente nel corso dell’infanzia o dell’adolescenza. La loro storia naturale è variabile, tuttavia nella maggior parte dei casi la massima potenzialità evolutiva si estrinseca all’epoca della pubertà con un notevole aumento di dimensioni, mentre in seguito la malformazione mostra un’espansione molto lenta.

COMPLICAZIONI
Le malformazioni venose possono produrre gravi disordini funzionali soprattutto quando sono molto estese e si estendono in profondità (forme intramuscolari e intraarticolari).
Nelle localizzazioni cranio-facciali si possono osservare a seconda della sede disturbi della deglutizione, della fonazione, della respirazione, della vista o dell’udito.
Nelle localizzazioni agli arti sono frequenti i disturbi della funzione prensile e della deambulazione, con gravi limitazioni motorie e sequele invalidanti.
Nelle forme complesse si sviluppano quadri di insufficienza venosa cronica con edema e dermatite da stasi, che possono evolversi fino allo stadio dell’ulcera cutanea.

DIAGNOSI
L’ecocolordoppler rappresenta l’esame preliminare di primo livello: è utile per confermare la diagnosi clinica di malformazione venosa, per valutare le caratteristiche emodinamiche della malformazione stessa e, nelle localizzazioni agli arti, per studiare la pervietà e la continenza dell’intero sistema venoso superficiale e profondo.
La radiografia diretta è di scarsa utilità: consente di evidenziare segni indiretti delle malformazioni venose quali i fleboliti o eventuali anomalie scheletriche associate.
La tomografia computerizzata (TC) e la risonanza magnetica (RM) sono di fondamentale importanza in quanto consentono di studiare l’estensione della malformazione e i suoi rapporti anatomici con organi interni e strutture muscolo-scheletriche, soprattutto nelle localizzazioni profonde.
L’iter diagnostico viene completato dalla flebografia, che è indispensabile al fine di ottenere un quadro morfologico ed emodinamico completo. A seconda dei casi, tale esame viene praticato per via ascendente, per via discendente o per puntura diretta della malformazione.
La flebografia ascendente si esegue nelle malformazioni venose dell’arto inferiore mediante puntura e iniezione del mezzo di contrasto in una vena del dorso del piede. E’ utile per esplorare la pervietà e la conformazione dei principali assi venosi, evidenziando con grande accuratezza diagnostica la presenza di eventuali ipoplasie o agenesie.
La flebografia discendente si esegue mediante puntura della vena femorale all’inguine e viene utilizzata per documentare le incontinenze valvolari congenite.
La flebografia per puntura diretta si esegue iniettando il mezzo di contrasto all’interno della malformazione ed è imprescindibile nella valutazione pre-operatoria delle vene embrionarie e delle malformazioni venose sottocutanee o intramuscolari in quanto consente di valutarne estensione, decorso e rami di drenaggio nel circolo profondo.

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MALFORMAZIONI LINFATICHE

LOCALIZZAZIONE
Le malformazioni linfatiche (ML) si osservano con maggiore frequenza nell’area cranio-facciale (dove colpiscono soprattutto la lingua), nella regione sottomandibolare e latero-cervicale, nel cavo ascellare, nella regione inguinale o sui genitali esterni.

STORIA NATURALE
La storia naturale delle ML è estremamente variabile: sono usualmente già presenti alla nascita e manifestano la tendenza ad un graduale accrescimento nel corso degli anni, con accelerazioni evolutive legate a vari fattori (ormonali, traumatici, infettivi). In rari casi si osserva un’involuzione progressiva della massa o della sacca linfatica dopo la pubertà.

QUADRO CLINICO
Le malformazioni linfatiche (ML), comunemente dette “linfangiomi”, sono caratterizzate da anomalie congenite dei capillari o dei collettori linfatici degli arti, del capo o del tronco. Il quadro clinico è strettamente correlato alla regione corporea interessata nonchè al tipo e alla gravità delle anomalie presenti.
Si distinguono clinicamente due varianti principali, definite forme tissutali e forme cistiche.
Le forme tissutali sono malformazioni dei capillari linfatici caratterizzate da una fitta rete di micro-vasi linfatici che infiltrano diffusamente la cute o la mucosa della regione interessata. Le loro dimensioni sono estremamente variabili, da piccoli noduli a voluminose masse con aspetto tumorale. Si presentano come placche cutanee rilevate di colorito biancastro, spesso traslucide, a superficie irregolare e verrucosa, talora ricoperte da caratteristiche microvescicole contenenti un liquido sieroso. Si associano frequentemente lesioni cutanee di tipo distrofico.
Le forme cistiche, comunemente dette “igromi”, sono malformazioni di grossi collettori linfatici che subiscono una progressiva dilatazione con ectasia sacciforme. Si localizzano tipicamente nella sede delle principali stazioni linfoghiandolari e si presentano come voluminose tumefazioni sottocutanee di consistenza molle e spugnosa, fluttuanti, moderatamente espansibili in posizione declive, non pulsanti.

COMPLICAZIONI
Le complicazioni più frequenti nelle ML sono in genere di carattere locale.
Le forme tissutali causano spesso linforragie, caratterizzate da uno stillicidio continuo di un liquido sieroso o lattescente. Meno frequentemente si osservano ulcerazioni e necrosi cutanee.
Le forme cistiche possono complicarsi con emorragie intracistiche, in seguito alle quali assumono una consistenza dura ed un colorito bluastro, ponendo problemi di diagnosi differenziale con le malformazioni venose. A volte si osservano infezioni che si manifestano con febbre elevata, eritema cutaneo e segni di ascessualizzazione. In casi eccezionali l’invasione del torace nelle forme cervicali o ascellari può condurre alla compressione di organi vitali, come le vie aeree o le vene giugulari.

DIAGNOSI
L’esame ecocolordoppler serve a confermare il sospetto clinico di malformazione vascolare di tipo linfatico, escludendo la presenza di alterazioni del circolo arterioso e venoso.
Nelle forme tissutali si evidenzia generalmente un notevole ispessimento dei tegumenti nel cui contesto si riscontrano piccole cavità con segnale ecogenico di tipo fluido, scarsamente compressibili con la sonda, in assenza di flusso all’esame doppler.
Nelle forme cistiche si osservano voluminose formazioni espansive a contenuto liquido, di dimensioni ed estensione variabili, unicamerali ma più spesso polilobulate, con pareti ispessite ed iperecogene, in assenza di flusso arterioso o venoso.
La risonanza magnetica (RM) o la tomografia computerizzata (TC) sono indispensabili per valutare l’estensione, le dimensioni e i rapporti anatomici delle malformazioni linfatiche.
La linfografia per puntura diretta è utile nelle forme cistiche per ottenere uno studio morfologico della sacca linfatica ma soprattutto per guidare le procedure di scleroembolizzazione percutanea.


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MALFORMAZIONI ARTERO-VENOSE

LOCALIZZAZIONE
Per quanto concerne la sede anatomica, si registra una netta prevalenza delle localizzazioni al distretto cefalico (soprattutto in regione labiale, auricolo-temporale e fronto-orbitaria) e agli arti superiori e inferiori. Tuttavia sono di frequente osservazione anche forme toraciche, addominali e pelviche. Nella maggioranza dei casi le MAV coinvolgono i tessuti molli superficiali (cute e mucose) ma spesso si sviluppano nei piani profondi con interessamento di muscoli, ossa e articolazioni. Più raramente si osservano anche localizzazioni encefaliche o viscerali.

STORIA NATURALE
La storia naturale delle MAV è caratterizzata da una spiccata tendenza all’evolutività: si manifestano generalmente in età pediatrica o giovanile e mostrano un accrescimento lentamente progressivo con caratteristiche accelerazioni legate a fattori di diversa natura tra cui prevalgono quelli ormonali (pubertà, gravidanze, estroprogestinici) e meccanici (traumi, interventi chirurgici).
Si distinguono quattro stadi clinici nella storia biologica delle MAV: stadio I (quiescenza), stadio II (espansione), stadio III (infiltrazione), stadio IV (scompenso).
Non è possibile prevedere con assoluta certezza l’evoluzione di una MAV, ma esistono dei criteri clinici che consentono un bilancio prognostico attendibile. La comparsa precoce in età pediatrica implica un rischio maggiore di accelerazioni evolutive. Le MAV di dimensioni più estese sono difficilmente trattabili in maniera radicale e tendono ad una crescita progressiva. Infine alcune localizzazioni sono particolarmente a rischio per un’evoluzione rapida: si tratta di quelle mucose (labbra, cavità nasali, genitali esterni), scheletriche (etmoido-mascellari, mandibolari, vertebrali), distali o periferiche (padiglione auricolare, estremità degli arti).

QUADRO CLINICO
Le malformazioni artero-venose (MAV) sono costituite da una o più arterie afferenti tributarie di un nidus di fistole artero-venose con scarico precoce in una o più vene di drenaggio.
In base al calibro e alla portata delle fistole artero-venose, si possono schematicamente distinguere forme a bassa gittata, a media gittata e ad alta gittata in ordine crescente di attività emodinamica e gravità clinica.
Le MAV possono essere unifocali o multifocali. Le dimensioni e l’estensione del nidus sono estremamente variabili, da forme micronodulari circoscritte a forme giganti con coinvolgimento massivo di un intero arto. Altrettanto variabili sono il numero ed il calibro delle arterie afferenti e delle vene di drenaggio.
Si presentano clinicamente come tumefazioni dei tessuti molli caratterizzate da una consistenza teso-elastica e soprattutto da una pulsatilità intrinseca più o meno marcata e da un fremito apprezzabile alla palpazione. L’auscultazione evidenzia un caratteristico soffio continuo con rinforzo sistolico. La compressione delle fistole induce tipicamente una riduzione della frequenza cardiaca (segno di Nicoladoni).
La pelle sovrastante è spesso normale, ma in alcuni casi si associa una componente capillare evidenziata da una tipica chiazza cutanea di colorito rosaceo o da strie teleangectasiche. Talora può essere evidente il circolo venoso di drenaggio costituito da flebectasie sottocutanee.
Si osserva generalmente un’ipertrofia loco-regionale dello scheletro e dei tessuti molli, che talora produce gravi deformazioni anatomiche. Tale fenomeno, secondario all’ipervascolarizzazione distrettuale, è molto frequente nelle localizzazioni periferiche in cui si osserva una tipica dismetria con allungamento ed ipertrofia dell’arto interessato.

COMPLICAZIONI
Le malformazioni artero-venose (MAV) hanno una minore incidenza nella popolazione rispetto alle malformazioni venose (MV), ma sono gravate da una prognosi estremamente sfavorevole in quanto nel corso della loro evoluzione si possono manifestare varie complicazioni locali o sistemiche, secondarie alle alterazioni emodinamiche prodotte dalle fistole.
Nelle MAV degli arti inferiori la stasi e l’ipertensione venosa determinano un quadro di insufficienza venosa cronica con edema, ipertermia, varici secondarie, dermoipodermite ed ulcere trofiche cutanee.
Nelle MAV di territori acrali (labbro, padiglione auricolare, mani e piedi), in cui è difficile lo sviluppo di circoli collaterali, si può sviluppare un’ischemia dei tessuti molli con pallore cutaneo, ipotermia, cianosi e nei casi più gravi necrosi, ulcerazioni e gangrena.
Le emorragie sono molto frequenti, a causa dell’ipertensione nel letto arteriolo-capillare. Possono essere spontanee o traumatiche e sono talora difficili da controllare, soprattutto nelle localizzazioni mucose e viscerali.
Nelle MAV molto estese e ad alta gittata lo shunt artero-venoso può condurre progressivamente allo scompenso cardiaco congestizio che si manifesta con tachicardia, dispnea e ipotensione arteriosa diastolica.

DIAGNOSI
L’iter diagnostico deve prefiggersi l’obiettivo di confermare il sospetto clinico di MAV e di valutarne l’estensione, l’architettura e l’emodinamica.
L’ecocolordoppler costituisce l’esame di primo livello, fondamentale per porre la diagnosi definitiva di MAV evidenziando un caratteristico flusso ipercinetico ad elevata componente diastolica. Esso consente inoltre di valutare l’estensione del nidus e di studiare i parametri flussimetrici delle fistole artero-venose.
L’arteriografia è indispensabile per uno studio accurato dell’architettura della MAV, del numero e della morfologia delle arterie afferenti, della distribuzione e dell’emodinamica delle fistole artero-venose, di eventuali anastomosi con altri distretti vascolari, del circolo venoso di drenaggio.
La risonanza magnetica (RM) o la tomografia computerizzata (TC) completano l’inquadramento diagnostico precisando le dimensioni della MAV, la morfologia e l’estensione in profondità del nidus, i rapporti anatomici con gli organi vicini, la presenza di eventuali anomalie associate.
L’ecocardiogramma è utile per valutare un eventuale sovraccarico cardio-circolatorio.

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